Pagine

mercoledì 14 settembre 2011

Partecipiamo! Aperte le iscrizioni alle commissioni

E' online sul sito istituzionale del quartiere il modulo per iscriversi alle commissioni permanenti del Quartiere Santo Stefano. 

Le commissioni hanno funzione consultiva e partecipativa, sono guidate da un esponente della maggioranza per ciascuna commissione,
sono aperte a tutti i cittadini e ciascun cittadino può iscriversi a qualsiasi commissione, anche a tutte se lo desidera.
  • Come iscriversi? Semplice, basta compilare il modulo e consegnarlo di persona oppure via mail o fax al Quartiere. In fondo al modulo di iscrizione sono precisate tutte le istruzioni sulle modalità di consegna.
  • Se aveste difficoltà a trovare o a scaricare il modulo di iscrizione (purtroppo dalla homepage del sito del quartiere non esiste un link copincollabile al modulo) scrivetemi a fra.debenedetti@gmail.com e provvederò io stessa a inviarvelo in allegato. A presto!

Sterlino: quando una piscina è bene comune

Oggi l’assessore allo sport va a Roma, per discutere con il Coni le sorti dello Sterlino. 
A Bologna tutti conoscono “lo Sterlino”, fuori da Bologna no. 
Non si tratta solo dell’unica piscina regolamentare da 50 metri attualmente presente in città, la cui importanza è resa ancor più profonda dai lavori (lunghi e costosi) ancora in corso nella piscina dello Stadio. 
E non è solo una struttura in cui si allenano grandi campioni del nuoto e della pallanuoto, o la sede storica dal 1913 al 1927 del Bologna Football Club.  
Nella parte istruttoria dell’ordine del giorno che ho scritto per il Quartiere non a caso ho messo in evidenza soprattutto l’importanza sociale dello Sterlino.
Grazie all’utilizzo pubblico della struttura e grazie ai prezzi contenuti, a portata di tutti, lo Sterlino è un punto di incontro sociale oltre che sportivo per tanti cittadini bolognesi non solo del quartiere ma della città. La sua importanza viene apprezzata anche nel periodo estivo, quando diventa punto di incontro privilegiato per quei bolognesi che non “migrano” verso le località di villeggiatura. E non si può tralasciare poi la funzione di raccordo intergenerazionale di questa piscina e centro sportivo: dai più piccoli ai più anziani, tutti qui trovano attività e opportunità di incontro. Insomma, lo Sterlino rappresenta un importante punto di socializzazione e presso la struttura si svolgono attività con un’attenzione particolare alle fasce deboli, dalla ginnastica per la terza età agli allenamenti degli atleti agonisti disabili di alto livello che si preparano a rappresentare l’Italia alle Paralimpiadi di Londra 2012. 
E allora, lo Sterlino non è solo un bene immobiliare, è un bene comune, è un punto di incontro per la comunità. 

Perciò, la presenza di una comunità si tocca con mano quando un bene comune come questo è a rischio. E io che nel mio quartiere, lo stesso dello Sterlino, il quartiere Santo Stefano, mi impegno in politica per passione ho avuto in quest’occasione la prova che una comunità c’è, che sa reagire con compattezza. Perché la mia proposta di ordine del giorno è stata ben accolta dal mio gruppo consiliare (ma il centrosinistra è minoranza, a Santo Stefano) ed è stata recepita con entusiasmo dalla maggioranza di destra, che ha accettato di approvarlo dopo averlo integrato con qualche modifica. Il 6 settembre l'odg è stato approvato all'unanimità. Spero che questa dimostrazione che l’iniziativa politica può essere efficace ed efficiente se svolge il suo ruolo per la comunità, sarà di incoraggiamento per tutti i cittadini che come me hanno a cuore lo Sterlino, e per coloro che lì lavorano, si impegnano, si allenano, ...si incontrano.

Nello scrivere il testo, ho tenuto a dare particolare rilevanza agli aspetti sociali oltre che puramente sportivi: tariffe accessibili, scambio intergenerazionale, attenzione alle fasce deboli (terza età e atleti disabili), opportunità per i più piccoli, e cosi via. Il cosiddetto dispositivo, cioè la parte delle decisioni, è stato ampliato nella fase di mediazione con l’altra parte politica: nella sua versione originaria già esprime un impegno politico chiaro e vincolante per il quartiere a lavorare per salvaguardare l’uso pubblico della struttura, e chiede inoltre che la questione venga monitorata nel tempo nella commissione di pertinenza; invita anche il Comune a proseguire l’impegno per salvare lo Sterlino, o comprandolo direttamente o trovando una soluzione che salvaguardi comunque l’uso pubblico e gli attuali requisiti. La maggioranza ha chiesto di aggiungere al mio testo i seguenti punti: 1) la possibilità per il Presidente di Quartiere di partecipare alla discussione a livello comunale, cosa che abbiamo recepito come gruppo di centrosinistra perché riteniamo giusto un coinvolgimento del territorio. 2) l’ultimo paragrafo, che però di concerto con il gruppo ho tenuto a vincolare, presentando l’odg, alla seguente interpretazione che ho fatto mettere a verbale: “senza con questo voler interferire su futuri bandi di gara, ma esclusivamente per salvaguardare nell’immediato la continuazione delle attività”.

domenica 4 settembre 2011

Ce n'est qu'un debut!

Il prossimo consiglio del Quartiere Santo Stefano è convocato per MARTEDì 6 SETTEMBRE ALLE ORE 21, come sempre in via Santo Stefano 119 (fermata bus 13 "Baraccano").
Un appuntamento istituzionale che promette di essere tutt'altro che noioso per i cittadini che vorranno assistervi: i temi all'ordine del giorno sono tutti interessanti, dallo Sterlino ai giardini Margherita e tanto altro.
Ci vediamo al Baraccano per chi ci sarà, e online per chi vorrà tenersi aggiornato su com'è andata.



Per qualsiasi comunicazione, segnalazione, richiesta di informazioni, è benvenuto un messaggio al mio indirizzo di posta elettronica che è fra.debenedetti@gmail.com

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Alla terza votazione (le prime due si erano risolte con un nulla di fatto per problemi interni alla stessa maggioranza) Ilaria Giorgetti (Pdl) è stata eletta Presidente del Quartiere Santo Stefano. Ciò è avvenuto a metà luglio, a due mesi dalle elezioni. Perciò il consiglio del 6 settembre è il primo inizio effettivo delle attività consiliari, che prima erano rimaste congelate per la vacanza (in senso tecnico^^) del presidente.

L'unica questione politica che ci è stato possibile affrontare è stata la richiesta di parere al Quartiere da parte del Comune riguardo al finanziamento pubblico alle scuole d'infanzia paritarie.
Credo che la questione scuola pubblica necessiti di essere affrontata seriamente, e innanzitutto discussa e condivisa con un metodo partecipativo e democratico. Io sono una sostenitrice appassionata della scuola pubblica, che dev'essere intesa come un diritto e deve rappresentare una priorità politica. Spesso manca anche semplicemente un'informazione adeguata sulla questione pubblico/privato, finanziamenti si/no. Invece mettendo insieme le forze e le conoscenze ne può uscire un confronto stimolante. Così è avvenuto quando alcuni cittadini ed elettori hanno risposto al mio invito ad incontrarsi, di persona e per via telematica, per una discussione informale sulla questione delibera.
Ho quindi avanzato al mio gruppo di centrosinistra la proposta di condizionare l'approvazione dei finanziamenti, che il Comune stava approntando per l'anno scolastico incombente, all'impegno da parte dell'amministrazione comunale ad avviare un'istruttoria pubblica aperta anche ai cittadini per una ridefinizione del sistema, non solo riguardo all'erogazione dei finanziamenti e alle politiche di rilancio del servizio pubblico, ma anche alle modalità di distribuzione e assegnazione dei finanziamenti, gli strumenti di controllo e garanzia.

Come gruppo di centrosinistra abbiamo quindi concordato di presentare un emendamento, della cui stesura mi sono occupata, chiedendo sia l'abrogazione del paragrafo sul buono scuola avanzato dalla destra nel suo odg, sia di inserirne uno che sottolineasse l'importanza dell'istruttoria pubblica aperta a cittadini e associazioni di cui sopra. Abbiamo anche chiesto che in direzione di questi obiettivi i quartieri possano contribuire propositivamente, visto il ruolo attivo che hanno nella funzione di coordinamento e controllo del servizio pedagogico.

Purtroppo le nostre proposte di emendamento non sono state accolte dalla maggioranza. Resta comunque l'importanza di essere riusciti ad avanzare una proposta coesa e condivisa (non è scontato visto che tra noi stessi componenti del gruppo le posizioni sulla scuola pubblica sono plurali). Inoltre al consiglio erano presenti assessori e consiglieri comunali e quindi ha avuto una sua importanza aver espresso pubblicamente quella posizione di gruppo.

domenica 10 luglio 2011

Parola di donna!

Il 13 febbraio eravamo tantissimi. Il 9 e 10 luglio siamo stati quel tanto che basta per costruire un piano di una casa nuova dopo aver distrutto tutti assieme quella vecchia in cui non entravamo più, per scelta e per necessità. Il 13, il 9 e il 10 ci siamo stati non tanto e non solo per le donne, ma per sfondare un muro, uscire dal perimetro, mostrarci anzitutto a noi stessi per le forze che abbiamo e che mettiamo in campo.

Non è un caso che anche adesso che “il vento cambia”, i lavoratori rimangano i ribelli, gli abitanti della montagna i barbari, gli innovatori i pericolosi sovversivi. Perché i centri decisionali, i centri di potere funzionano e si alimentano finché noi passiamo parola. E allora in fondo in fondo, anche se cambia il lato da cui vediamo le cose, da destra o da sinistra, non cambia il perimetro dello spazio pubblico, che si fa sempre più stretto. Perché più le cose cambiano, più chi vede il proprio potere a rischio serra i ranghi. E se anche le cose cambiano, la lavatrice del senso comune, che ormai perde acqua da tutte le parti, infeltrisce ogni buona ragione e, alla fine del lavaggio, lascia solo etichette.

“Tutto cambia perché tutto rimanga come prima”. Il popolo fa la rivoluzione, ma c’è sempre qualcun altro che la amministra, che ne dispone, che chiude il cerchio. Dopo i partigiani i democristiani, dopo mani pulite Berlusconi. E dopo Berlusconi?

Le donne di Se non ora quando hanno capito che non bisogna fare sconti, e che anche se fosse il centrosinistra ad andare al governo non dovranno smettere di dire le nostre parole e di far pesare le ragioni della democrazia, dell'equità e della condivisione. Le donne di Se non ora quando sono ingenue - è questa una delle etichette uscite fuori dal secondo lavaggio.

Siamo ingenue: coltiviamo valori, dignità e una libera intelligenza anche quando non "conviene", anche quando "il mondo non gira così, baby!". E quindi, lo dicono alcuni che evidentemente sono più furbi, siamo ingenue. Il mondo si può anche cambiare, baby, e almeno qui ci proviamo. Perché capiamo e dopo aver capito scegliamo, ci determiniamo, decidiamo non solo dove vogliamo arrivare, ma anche come vogliamo arrivarci. Secondo la lavatrice del senso comune, chi sceglie come arrivarci è "ingenuo", e queste donne di Siena sono "donne isteriche di sinistra", come le ha definite un uomo che a Siena c'era ma non per scelta. Secondo quella lavatrice, è normale tutto ciò che sta portando questo paese al fallimento, "gira così".

E come possono queste donne cambiare le cose, se non cambia quel senso comune? Se non cambia il linguaggio, che con sé porta valore? E se non cambia il discorso, perché finalmente porti con sé anche una voce plurale? Ecco, io ho aperto questo blog con il 13 febbraio al grido “Le parole sono importanti!”. E le parole, io credo, sono la prima cosa di cui abbiamo bisogno. La prima arma per la nostra battaglia, il primo strumento per il cambiamento. Prima di etichettare tutto ciò, pensiamoci. Pensiamo a tutto ciò che la cultura può fare, che la parola può fare: riconoscere l’altro con un nome in cui egli stesso possa riconoscersi. Costruire uno spazio pubblico per tutti. Accettare e promuovere il confronto democratico. La prima cosa di cui abbiamo bisogno è costruire le nostre parole!


Qui a Siena è estate, il tempo è maturo, le donne possono dire l’indicibile e fare cose che prima non avevamo mai fatto. Rigorosamente in rosa shocking. Le donne possono dire l’indicibile. Come Fabrizia Giuliani, bionda, così magra che il vento potrebbe trascinarla via, ma così piena di forza, anche quando scosta gli occhiali dal viso perché parlare dal palco inizia a commuoverla. Fabrizia parla assieme a Francesca Comencini e dice cose ovvie che ovviamente non si possono dire. Ci racconta che le strutture di potere, le economie, e il mondo simbolico che creiamo e facciamo vivere, sono tutt’uno. Ci racconta che le parole (e le immagini) sono importanti.

Per cambiare assieme a Fabrizia dovremo resistere a due perversioni: quella per cui conta solo l'azione, e le parole sono solo apparenza, il vestito della domenica da indossare dopo una settimana di lavoro. E l’altra pervesione, quella da cui ho sempre preso le distanze con tutta me stessa, e che consiste nel soffiare parole ad arte per blandire, per manipolare, senza il rispetto per l’altro, senza relazione, solo per opportunità. E’ la famosa “comunicazione”, quando dietro poi non c’è nulla.

E allora no, non conta solo fare, conta anche poter dire e poterlo fare sulla scena pubblica. Conta, come conta che la società che cambia abbia il suo foglio di carta su cui lasciare traccia. Conta quanto il valore della verità, il diritto di pronunciarla. E allora i lavoratori che lottano non sono "i ribelli" senza ragioni, il popolo della montagna non è il popolo "barbaro", l’innovatore sereno non è "il pericoloso sovversivo". Conta riportare la verità senza appiattire i punti di vista verso uno unico e dominante.

In questa Siena di metà luglio possiamo permetterci di manifestare con le bolle di sapone senza sentirci frivole, possiamo vestirci di rosa senza sentirci vezzose, possiamo essere donne senza costruirci etichette addosso. E la musica che attraversa i vicoli di Siena è una musica intima e profonda, e le bolle di sapone ci volano addosso e ci legano l’una all’altra. Per uscire da una dittatura dolce e assaporare la dolcezza della rivoluzione. “Noi non vogliamo il potere in quanto tale, noi vogliamo poter fare e poter dire, non ci interessa dominare, ci interessa condurre il paese verso una strada diversa e migliore”. Parole non mie, ma anche mie.

mercoledì 29 giugno 2011

Il secondo consiglio di S. Stefano, e il nostro futuro

28 giugno, secondo consiglio del quartiere Santo Stefano. Il programma è sempre lo stesso, anche se stavolta non è neppure sul tavolo. Anche la candidata presidente è la stessa, Ilaria Giorgetti.  Ed è identico al primo consiglio di quartiere l’esito: Giorgetti (Pdl) neanche stavolta viene eletta presidente dalla sua stessa maggioranza di centrodestra. Era già successo nel 2009: la maggioranza di centrodestra, a elezioni concluse e quartiere vinto, si divise sul nome del presidente.

Giochi della sedia che scatenano una politica vecchia, ma la vecchia politica deve stare fuori dal gioco, io la penso così. Sin dal primo consiglio ho espresso la gravità dell’impasse che si è creata: come opposizione non possiamo reagire col silenzio né con l'indifferenza a una maggioranza che lascia un quartiere bloccato perché non è d’accordo su chi siederà sulla poltrona. E per la stessa ragione in questo secondo consiglio ho ribadito la preoccupazione per una situazione grave. Se non si è un grado di dare seguito a quanto gli elettori hanno scelto con il voto, allora si voti di nuovo.  Il mio intervento/VIDEO

Dopo la terza votazione in consiglio, e se sarà l’ennesimo buco nell’acqua per il Pdl, c’è l'eventualità del voto. Il centrosinistra non deve averne paura ma proporsi come credibile alternativa, come modo diverso da quello del centrodestra, un modo chiaro coerente e non fatto di ambiguità e di giochi delle sedie. Deve lavorare per questo, essere motore di un’altra Santo Stefano, dove governa la buona politica. Di questo sono convinta.

Non credo insomma che il quartiere sia destinato, ad essere governato per sempre dalla destra, perché sono gli uomini a governare il proprio destino, a sceglierlo, e lo fanno anche con una scheda in un’urna. E credo – molto – nelle persone. Credo che da Milano a Napoli passando per Bologna e Roma stia cambiando il vento perché noi, insieme, lo stiamo scegliendo, stiamo mettendo insieme energie pensieri azioni cambiamento. Insomma, non so se a Santo Stefano le persone continueranno a volere questa destra, ma penso che come centrosinistra dobbiamo proporre un’alternativa credibile, senza ambiguità...

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, è quello che è già qui, che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme”, scriveva Italo Calvino nelle Città invisibili. E concludeva che le strade sono due. La prima facile a molti: “accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. La seconda “rischiosa, e che esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. Noi che vogliamo il cambiamento, noi che aspiriamo a qualcosa di meglio e di diverso, dobbiamo costruire insieme esattamente questa strada, l’alternativa, a cui i nostri compagni di percorso possano dare fiducia e assegnare una credibilità. Credo nelle persone... come noi. Francesca

lunedì 27 giugno 2011

Convocato il secondo consiglio di quartiere

Martedì 28 giugno alle 21: segna in agenda data e ora, il luogo è come sempre via Santo Stefano 119.
Si terrà il secondo consiglio di quartiere Santo Stefano, aperto ai cittadini


La convocazione. All'ordine del giorno, per la seconda volta, l'elezione del presidente: la maggioranza di destra ritenta. 
Spero di vederti martedì sera, e in ogni caso ti informerò sul consiglio.


Link Il primo consiglio di quartiere: com'è andata

Link Il mio intervento al primo consiglio di quartiere
 


martedì 21 giugno 2011

Bologna-Europa, 19 giugno 2011

Ricorderò la settimana appena passata come la settimana del mio primo consiglio di quartiere, ma anche come un fortunato incrocio di date e appuntamenti.

Genova, 17 e 18 giugno: conferenza nazionale Pd sul lavoro. Purtroppo non ho potuto esserci visto che il 17 c'era il primo consiglio di Santo Stefano, c'erano però i compagni di avventura Matilde e Riccardo.
Bologna, 18 giugno sera: Bindi, Vendola, Di Pietro, Rossi discutono allo stesso tavolo la questione del lavoro, assieme a Maurizio Landini, siamo alla festa Fiom, "Signori, entra il lavoro!".

Territorio, quindi, ma anche lavoro, giovani, precari. Sinistra.
E, questa domenica, Europa. Un'altra parola che, insieme a quelle scritte sopra, dovrebbe stare non ai bordi ma al cuore dell'azione e dell'elaborazione politica della sinistra. L'amico Marco Lombardo mi ha invitata a intervenire all'iniziativa organizzata da Insieme per il Pd, dal titolo "Voltiamo pagina. Insieme", che si è svolta all'Arena del Sole questa domenica e a cui sono intervenuti in tanti (link ).

Ecco il mio intervento: il testo integrale e un frammento video (link).

"Innanzitutto ringrazio l’amico Marco Lombardo per l’invito. E’ bello essere qui a parlare con voi di Europa. Tanti fra noi, oltre a sentirsi cittadini europei, sono cittadini impegnati per l’Europa. Non solo europei quindi, ma europeisti. E c’è chi, parlo di ragazzi della mia età e anche più giovani, usa il suo tempo libero e lo impegna per l’Europa. Come i federalisti europei, di cui faccio parte, o la rete European alternatives. Esperienze che si intersecano e che diventano sempre più vitali, in una città come Bologna dove gli studenti vengono da ogni parte del mondo e non è difficile riuscire ad andare oltre, a poggiare lo sguardo oltre confine.

E’ il caso allora, io credo, di fare un passo in più, un passo avanti. Un passo che ha bisogno della politica, quella vera, quella sana, quella aperta ai cittadini. Ve lo racconto partendo da un luogo, a me molto caro. Adesso mi avvio ad entrare nel mondo del lavoro, come giornalista. Ma ai tempi non lontani dell’università, quando ho vissuto a Parigi perché stavo facendo delle ricerche proprio sull’Europa all’università di Sciences Po, mi è capitato durante una domenica di primavera, era il 2009, di assistere a una scena che mi ha molto colpita. Una scena semplice ma inusuale per me che venivo dall’Italia. In un mercato affollato del Marais, quella domenica mattina a poche settimane dalle elezioni europee, dei volontari distribuivano volantini. Erano volantini del partito socialista, scandivano un programma, ed era un programma europeo. Si è detto spesso che in Europa, per fare davvero l’Europa politica, ci vorrebbero grandi leadership, grandi nomi. Lo dicono politologi autorevoli anche bolognesi e l’ho riscontrato io stessa all’epoca delle mie ricerche universitarie. Aspettiamo insomma il grande salto, quel nome che ci faccia innamorare, appassionare, che sia in grado di dare statura, altezza, alla nostra Europa.


Ma esiste una grande politica europea che può partire dal basso e che nondimeno ha bisogno, della politica. Penso a quel mercato. Penso alla capacità di proporre idee europee in una campagna elettorale europea. Penso a un programma per l’Europa costruito e diffuso dai cittadini, come noi, europei.
Perché il fatto che l’Unione europea costituisca un vincolo e soprattutto un’opportunità per le politiche nazionali è vero sin dal dopoguerra. E da parte delle istituzioni europee non manca l’impegno ad una comunicazione sempre più inclusiva nei confronti dei cittadini. Lo dico anche sulla base dei miei studi sulla strategia di comunicazione e informazione dell’Unione  e sulla base delle mie ricerche sull’opinione pubblica europea: è dagli anni duemila che le dichiarazioni di intenti della Commissione virano sempre più nella direzione del dialogo e della governance democratica. 


Ma non bastano i libri verdi o i libri bianchi, per creare un’opinione pubblica realmente europea e una politica davvero europea. Lo abbiamo visto nei momenti di arresto del processo di integrazione, lo abbiamo visto quando i cittadini francesi nel 2005 hanno detto no al progetto costituzionale, e ancora nel 2008 con il referendum irlandese. Perché non bastano le dichiarazioni di intenti, non bastano da sole le istituzioni.


E’ necessario un circolo virtuoso tra cittadini, opinione pubblica, politica e istituzioni. Bisogna uscire da quel circolo chiuso che ci condanna alla scarsa informazione, come elettori, sulle problematiche europee. Bisogna aggiornare sulla base di una visione davvero europea la selezione delle classi dirigenti europee. E soprattutto, la politica europea deve poter essere una politica vera, che parte dal cittadino, che si costruisce sul territorio, che si consolida e si rinforza facendo rete. 


Non possiamo permetterci la disattenzione verso l’Europa, non può permetterselo assolutamente il centrosinistra.



E’ vero, la sinistra preme perché l’Europa abbia nuovo vigore, la sinistra si fa carico di questa responsabilità. Ma troppo spesso anche a sinistra ci troviamo costretti in dinamiche nazionali e di partito, dimentichiamo quel respiro vitale, quel vento d’Europa. Probabilmente, e con il tempo me ne convinco sempre più, anche a sinistra ci si fa prendere dal timore che la vera politica, il vero dibattito e le decisioni messe in mano a opinione pubblica e cittadini, ci farebbero prigionieri di una politica di destra, di un rigurgito nazionalista


Insomma, molti lo credono, se in Europa parla il popolo, l’Europa muore. 


E allora ci aspettiamo che siano le istituzioni a convincerci, a farci sentire cittadini, a promuovere l’Europa. 


Io credo con convinzione che assieme alle istituzioni non debba mancare la voce della politica.


Torno in quel luogo, in quel mercato. E lo immagino qui a Bologna, o in altre città della penisola. Mi immagino cittadini come noi che fanno campagna per l’Europa in Europa. 


Allora il Partito democratico, europeista per sua stessa ragion d’essere, faccia questo passo in avanti, guardi oltre e senza paura. Cominciamo noi per primi e dal basso a spingere per una politica europea. Perché chi all’Europa dedica al suo tempo, come gli amici europeisti, potrà finalmente discutere di idee e progetti, condividerle con altri di altri paesi. I partiti non devono abdicare a questo ruolo, né lasciarlo alle istituzioni da sole. 

E’ il ruolo della politica: un’elaborazione politica dal basso veramente europea, una campagna elettorale davvero europea, parlamentari europei e discussioni europee. L’Europa democratica ha bisogno della politica, perché il vento di cambiamento a cui stiamo assistendo va colto e rinforzato, bisogna creare le opportunità, organizzarsi sul territorio, far sentire la propria voce. Non possiamo aspettarci che l’Europa ci venga un giorno offerta in dono né possiamo credere che non ci sia bisogno né di svolte né di cambiamento. L’Europa più che mai ne ha bisogno. Perché si torni a parlare, perché l'Europa cominci finalmente a far parlare di sé".